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Viaggio in Toscana

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Charles Spencer

illustrazioni di Andrea Rauch

anno di pubblicazione: 2000
cartonato
cm 17x24; pp. 96
oltre 100 illustrazioni a colori

88-85957-79-X italiano
88-85957-81-1 inglese

La vita di Charles Spencer offre pochi spunti alla fantasia. Ultimo dei quattro figli di John Spencer e Margaret Mills, Charles sarà l’unico della famiglia a seguire la strada paterna. Alla morte del padre, nel 1914, ne rileverà l’avviato studio legale in Londra, cui peraltro era già stato associato dal 1903.
Quando il giovane ottiene il dottorato a Oxford, nel 1894, la sua strada è dunque già abbastanza pedantemente tracciata dalla tradizione familiare. Prima però di cominciare il suo tirocinio Charles, come molti giovani benestanti del suo tempo, si concede un tour in Europa, di studio e di formazione. (...) Di quell’esperienza resta una nutrita serie di appunti che, dimenticati per anni in un cassetto, saranno raccolti in volume solo dopo la morte dell’autore a cura della figlia Margaret, in un’edizione stampata privatamente cui crediamo non abbia arriso alcuna fortuna commerciale (Charles Spencer, Tour in Europe, Londra 1939). Ed è un peccato perché Spencer, che non aveva certo velleità di scrittore, e che aveva annotato solo per sé le impressioni di viaggio, è uomo curioso e moderno, capace di coniugare e capire i paesi diversi e le diverse culture che visita. Attento alla storia dell’arte e dell’architettura – le sue grandi e non nascoste passioni – ma pronto anche a cogliere le singolarità e le curiosità di quelle che oggi chiameremmo culture materiali. (...)
Che Toscana dunque si affaccia dalle pagine di Spencer? Una Toscana dei Comuni e dei campanili, una Toscana del vino rosso, una Toscana delle tradizioni. Ma anche una Toscana che non dedica una riga a Leonardo da Vinci, solo qualche appunto di maniera a Michelangelo, e si sofferma invece con ammirazione e partecipazione non solo su Piero e Caravaggio, ma anche sui tabernacoli votivi agli angoli delle strade. La Toscana singolare e usuale che fu vista da un tranquillo viaggiatore inglese, amante dell’arte e della buona tavola, prodigo di aggettivi, ricco di buon senso.

(dalla premessa di Herbert Cornwell)