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Il Grande Museo del Duomo

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L'architettura ritrovata/Rediscovered Architecture

25,00 €

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Natalini Architetti, Guicciardini & Magni Architetti

brossura con bandelle
24,5 × 29 cm, 112 pp.
100 immagini a colori

isbn 978-88-7461-336-6 italiano/inglese

Una copia seicentesca di un disegno del Cinquecento. Questo è tutto ciò che avevamo della facciata progettata da Arnolfo di Cambio per la Cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Questo è anche tutto ciò su cui si sono basati coloro che hanno lavorato alla sua ricostruzione per il nuovo Museo dell’Opera del Duomo. La facciata arnolfiana, mai terminata e demolita alla fine del Cinquecento, rivive infatti ora nella Sala del Paradiso, lo spazio interno al museo che riproduce quello di piazza San Giovanni tra il Duomo e il Battistero. La si può ammirare con le sue statue e se ne può apprezzare – da vicino e da lontano – il significato visivo e teologico che il grande architetto le aveva conferito nel Trecento.
Questo “miracolo” è stato concretizzato in poco più tre anni lavoro, ma è frutto di più di dieci anni di studi, investimenti e progetti. La volontà di riprodurre il volto che Arnolfo di Cambio aveva pensato per il Duomo c’era da molto tempo, ma si è dovuto attendere i fondi e gli spazi per poterlo realizzare. Questa lunga e travagliata storia è l’argomento di questo volume, che, attraverso molte immagini e saggi puntuali, racconta la cura filologica, quella ideologica, le ricerche di materiali e tecniche di costruzione, il percorso di progettazione e il sipario dei lavori che nel novembre del 2015 si è schiuso, consegnando alla storia la ricostruita facciata arnolfiana.
Non solo la facciata però, bensì un intero percorso museale rivisto e ampliato, con la stessa cura e la stessa filosofia qui descritto sala dopo sala. Lo fa attraverso le voci dei suoi principali artefici: dal direttore del museo monsignor Verdon, al responsabile dei lavori Paolo Bianchini; dagli studi di architettura Natalini e Guicciardini &Magni, all’Opera Laboratori Fiorentini; dall’ingegner Leonardo Paolini, allo scultore Niccolò Niccolai; da chi ne ha condiviso le origini come Antonio Paolucci, alla campagna fotografica di Mario Ciampi, che ha immortalato quest’avventura.